NEW SPACE ECONOMY – La nuova corsa allo spazio

A distanza di 50 anni dal 20 luglio 1969, storica data in cui gli astronauti statunitensi della missione Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, mossero i primi passi sul suolo lunare, lo spazio rappresenta ancora una grande sfida per l’uomo.

In questi decenni, tuttavia, il settore aerospaziale è profondamente mutato. L’incremento del numero degli investitori privati, unito allo sviluppo di sofisticate tecnologie dai costi sempre più accessibili, hanno reso infatti possibili opportunità economiche un tempo accessibili solamente agli enti governativi e a poche grandi imprese. Oggi, al contrario, il settore spaziale è diventato attraente anche per le piccole e medie imprese, che stanno intraprendendo una vera e propria “corsa” alla conquista di una fetta di questo nuovo mercato, ormai conosciuto come “new space economy”, che ad oggi frutta più di 350 miliardi di dollari.

La new space economy, ovvero quell’insieme di attività economiche e di sfruttamento delle risorse connesse all’esplorazione, alla ricerca, alla gestione e all’utilizzo dello spazio cosmico, rappresenta senza alcun dubbio la nuova frontiera del business. L’ampiezza di ciò che ricade nella sua sfera di pertinenza e delle sue potenzialità viene spesso sottostimata. Quando si parla di economia dello spazio, infatti, non ci si riferisce solamente alla fabbricazione e all’utilizzo di infrastrutture spaziali, come i razzi, i rover e i satelliti (che rientrano nel settore cd. upstream). Ne fanno parte anche tutte quelle attività secondarie che dipendono dall’utilizzo dei dati satellitari, come i servizi meteorologici, i telefoni satellitari e il Gps (ovvero il cd. downstream), che rappresentano di fatto circa il 70-80% dei profitti del mercato.

L’enorme quantità di informazioni proveniente da più di 150 satelliti attualmente in orbita (che possiamo definire in termini di big data), viene utilizzata in molteplici settori: dalla difesa, alla navigazione, all’agricoltura di precisione, sino al monitoraggio del territorio e degli effetti del cambiamento climatico. Nel campo dell’agricoltura, ad esempio, le tecnologie nanosatellitari consentono di monitorare costantemente la produttività dei terreni e lo stato di salute delle colture; le informazioni ricavate dalle immagini satellitari permettono agli agricoltori di operare interventi mirati (non a caso si parla di “agricoltura di precisione”), con un notevole risparmio delle risorse idriche ed un minore apporto di pesticidi.

Anche nel settore della ricerca medica lo spazio sta aprendo nuove opportunità. Basti citare, come esempio, gli esperimenti che sta realizzando in materia di “bioprinting” la Techshot, una piccola impresa americana situata a Greenville, in Indiana. I ricercatori della Techshot stanno svolgendo con successo una serie di esperimenti in assenza di gravità, allo scopo di produrre organi artificiali con stampanti 3D altrimenti non realizzabili. In presenza di gravità, infatti, la riproduzione di tessuti umani molli, come vasi sanguigni e muscoli, è resa molto difficile dal fatto che, mentre vengono costruiti, la loro struttura tende a collassare sotto il loro stesso peso. Al contrario, se gli stessi materiali vengono utilizzati nello spazio in un ambiente di microgravità, i tessuti molli stampati in 3D mantengono la loro forma.

Le enormi potenzialità del settore aerospaziale sono state recentemente evidenziate anche da una serie di report elaborati dalle più famose banche d’investimento mondiali. Secondo Goldman Sachs il settore raggiungerà il valore di 1.000 miliardi di dollari entro il 2050, mentre per Morgan Stanley si attesterà su 1.100 miliardi. Profitti ancora più alti son stati ipotizzati da Bank of America Merryl Lynch, che ha stimato la crescita del mercato fino a 2.700 miliardi di dollari nello stesso arco temporale.

Ciò che è certo, a prescindere dall’esattezza o meno delle stime fatte, è che ad oggi la previsione di un 2019 caratterizzato da un “utilizzo dello spazio in larga scala”, fatta da Isaac Asimov nel 1984, sembra più che azzeccata.

Autore: Claudia Paniconi | Responsabile Marketing DMBI
Photo by NASA on Unsplash

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